Gli additivi alimentari sono in genere sostanze chimiche, prive di qualsiasi apporto nutritizio, che vengono aggiunte a cibo per modificarne alcune caratteristiche organolettiche, come il sapore, la consistenza, il gusto, ecc. Le regolamentazione sui prodotti alimentari obbliga ogni tipo d azienda a riportare in etichetta l’indicazione degli additivi aggiunti, poiché informazione, in questo caso, equivale a qualità del prodotto. Gli additivi alimentari vengono indicati sulle confezioni coi loro nomi scientifici, oppure con delle sigle, in cui si vede sempre la lettera E, che sta per Europa, seguita da un numero composto da tre cifre. Ma vediamo insieme in quali classi funzionali si distinguono questi additivi e i principali dubbi e curiosità sul loro utilizzo:
- Coloranti: i coloranti sono tra gli additivi più utilizzati e servono a rendere più appetibile molti cibi, dai succhi di frutta ai gelati. Al di là della loro funzione principale, comunque, bisogna prestare molta attenzione perché molti di essi possono risultare nocivi. Non dimentichiamo ad esempio la grande frode alimentare degli anni ’70 riguardante un colorante azoico, il giallo burro, cancerogeno e che veniva usato per colorare il rosso delle uova, le arance e le marasche.
- Conservanti: di essi non si può quasi fare a meno, al contrario dei coloranti. In molti casi tali additivi sono fondamentali per garantire la massima sicurezza sul prodotto, che altrimenti subirebbe numerose alterazioni. Alcune aziende si impegnano però ad usarne solo piccolissime quantità, nonostante per questo motivo debbano subire delle spese più elevate.
- Addensanti: l’esempio classico è rappresentato dai polifosfati, che servono a trattenere l’acqua interna in alcuni alimenti quali il prosciutto cotto. In pratica la loro aggiunta serve a rendere più morbidi alcuni cibi per renderli più gradevoli al palato. Purtroppo però tendono anche a legarsi alle molecole di calcio degli alimenti, sequestrandolo e impoverendone la concentrazione.






