L’Italia, si sa, è tra i maggiori consumatori di caffè nel mondo e uno dei dilemmi classici dei bevitori di caffè è: qual è il miglior tipo di caffè? Quello fatto in casa con la caffettiera tradizionale? O l’espresso del bar con la macchinetta? C’è più caffeina nell’uno o nell’altro? Le prime macchine automatiche per preparare l’espresso a casa risalgono a circa 20 anni fa. Utilizzavano il caffè in grani o macinato. Da qualche anno invece si preferiscono le cialde o le capsule, più facili e pratiche da utilizzare. La possibilità di usare una tipologia rispetto ad un’altra porta ad avere differenze non solo nel sapore, ma anche a livello di costi, sia del caffè in sé, sia legati al consumo di energia elettrica.
Il caffè macinato è quello più utilizzato nelle macchinette classiche. I vantaggi sono che si possono decidere le dosi e la pressione della polvere nel filtro; però è meno pratico, perché il dosaggio è manuale ed è facile sprecarlo. Il costo medio di un caffè è 10 centesimi.
Il caffè in grani va macinato prima dell’utilizzo e poi dosato manualmente. Ha una qualità decisamente migliore, infatti è considerato tra i migliori. Se ne spreca però il 15% della polvere e il costo medio è leggermente più basso del precedente.
Il caffè in cialde o in capsule è costituito da singole dosi di caffè già macinato e già dosato, tra due dischi di carta o in cartucce in plastica. E’ sicuramente molto pratico e permettono di offrire un caffè corposo, con la cremina. Perdono però facilmente l’aroma e hanno un forte impatto ambientale. Il costo medio di un caffè di questo tipo va dai 20 ai 35 centesimi.






