La vitiligine è un’affezione patologica dell’epidermide, che si manifesta con la formazione di zone più chiare rispetto alla colorazione naturale e normale del resto del corpo. Queste chiazze più chiare si formano soprattutto in alcune zone, ad esempio sul viso attorno a bocca ed occhi, sulle mani e sui piedi e sui genitali. La colorazione più chiara è dovuta ad ipopigmentazione o depigmentazione, cioè alla carenza parziale o totale del pigmento responsabile della colorazione della nostra pelle: la melanina. A sua volta la mancanza di melanina è dovuta ad un’inefficiente azione dei melanociti, le cellule che permettono all’epidermide di assorbire l’energia necessaria per dare il via al processo di sintesi della melanina. Per questo motivo chi soffre di vitiligine è anche maggiormente esposto a scottature e deve proteggersi sempre con filtri solari molto alti.
Tra i metodi di cura più recenti è stata proposta la fototerapia, che si basa sull’utilizzo di mezzi capaci di aiutare la pelle nella produzione della melanina. Qualche ora prima della terapia si devono assumere dei farmaci attivatori, che rendono la pelle più reattiva a contatto con la luce del sole. Poi ci si sottopone a sedute con lampade speciali, che producono raggi UVB a bassa lunghezza d’onda. Il limite di questo tipo di cura è la sua durata: per avere effetti benefici e visibili bisogna aspettare uno o due anni) e quindi di conseguenza risulta essere anche abbastanza dispendiosa. Un aiuto ancor più recente e di sicuro molto più naturale, ci giunge invece dal pepe nero, grazie all’azione della piperina in esso contenuta, che avrebbe il potere di conferire in poco tempo un aspetto più scuro alla pelle. La recente scoperta ha origini inglesi ed è stata praticata sulla pelle di cavie da laboratorio: nel giro di qualche settimana la cute è diventata più scura. Se le cavie venivano contemporaneamente esposte anche all’azione dei raggi UV, i risultati erano più evidenti e precoci.
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