Uno dei concetti di base della nostra pulizia personale e quotidiana è il lavaggio delle mani con acqua e sapone. Questo gesto, che a noi risulta a volte quasi automatico, ha origini molto antiche e della sua importanza si parlava già in scritti dell’Ottocento. Le mani, infatti, rappresentano il fulcro della nostra vita, delle nostre azioni ed è per questo che la loro igiene è fondamentale per il controllo delle malattie infettive trasmissibili. Il tempo per un lavaggio ottimale sarebbe di venti secondi, in ambito domestico e già questo potrebbe aiutarci a prevenire numerose infezioni, come gastroenteriti e influenze.
Quindi l’atto di igiene che noi compiamo non è in sé un semplice gesto per eliminare via lo sporco, ma un’operazione più profonda che ha lo scopo di eliminare la maggior parte della flora batterica transitoria della cute. Purtroppo c’è anche da dire però che alcune specie di batteri e virus, ma soprattutto alcuni funghi, riescono a resistere su superfici esterne anche dai 20 minuti alle 2 ore e soprattutto fanno fatica ad essere “lavati via” con un semplice gesto di detersione: comunque sia la loro capacità di replicarsi diminuisce sempre di almeno il 50%. L’utilizzo del sapone è importante innanzitutto perché prolunga il lavaggio fino ai 20 secondi richiesti e poi, se non si utilizza il sapone, molti germi non vengono rimossi. Il sapone, infatti, scioglie il grasso e lo sporco e imprigiona la maggior parte dei microrganismi presenti sulla cute. In mancanza di acqua e sapone possono essere molto utili tutti quei detergenti alcolici senza risciacquo, le salviettine igieniche monouso e i detergenti fluidi o in gel.






