Una volta trasportate nell’alveare, le resine vengono lavorate da un secondo tipo di api operaie, che mediante secrezioni salivari ed enzimatiche, producono la Propoli in quantità necessaria al fabbisogno dell’alveare.
La Propoli viene utilizzata dalle api per restringere l’ingresso dell’alveare, specie con l’arrivo della cattiva stagione, come “intonaco†protettivo per otturare tutte le fessure dell’arnia, verniciare i favi, rinforzare i bordi delle cellette appena costruite e rivestire l’interno di tali cellette prima che la regina le usi per la deposizione delle uova. La Propoli viene usata dalle api anche come sostanza “imbalsamante†per coprire la carcassa di invasori sorpresi e uccisi all’interno dell’alveare e non trasportabili all’esterno. I corpi di questi piccoli animali, ricoperti abbondantemente di tale sostanza, disseccano senza che avvengano fenomeni putrefattivi, evitando così ogni pericolo di infezione. La funzione della Propoli, dunque, all’interno dell’alveare è quella di proteggerlo da microrganismi ed insetti parassiti che metterebbero a rischio la sopravvivenza delle api e soprattutto delle loro larve inermi e delicate. Uno degli insetti più temuti dalle api è la “sfinge testa di morto†(Acherontia atropos), una grossa farfalla notturna che con la sua proboscide corta e robusta, non adatta a visitare i fiori, è in grado di forare le cellette dei favi.





