Le nostre nonne sicuramente non avevano di questi problemi; oggi invece ci sono dei lunghi dibattiti sui pro e contro del partorire in casa. Fino agli anni '50, infatti, partorire in casa in presenza di levatrici era una regola e quasi un obbligo. Ma dopo qualche decennio, con il diffondersi delle maggiori conoscenze in campo medico-scientifico, si è diffusa l'abitudine di partorire in ospedale. Questa scelta ha sicuramente diminuito i rischi che si possono avere per il neonato e la stessa neomamma. Attualmente in Italia, solo lo 0,4% delle gestanti decide di partorire a casa, contro il 2% di tutta Europa. L'Olanda è, tra tutti i paesi europei, quello in cui avvengono più parti in casa: una donna su tre. Chi sceglie di optare per questa soluzione lo fa perchè cerca di dare al neonato una continuità col luogo in cui dopo vivrà e di stare a contatto con i famigliari. Sicuramente il parto, in questo modo, diventa un'esperienza meno asettica e più naturale.
Nella camera della gestante sono presenti, comunque, due esperti: due ostetriche o un'ostetrica ed una ginecologo, con tutta la strumentazione necessaria per assistere mamma e bambino. Bisogna però dire che, mentre partorire in casa è gratuito, il costo del parto in casa si aggira attorno ai 2000 euro. Solo in alcune regioni è ormai gratuito anche il parto in casa, come ad esempio nelle Marche. Il parto in casa,però, non è indicato per tutte le neomamme: possono farlo coloro che hanno valori normali di pressione, che non presentano malattie croniche, come il diabete gravidico, ad esempio, e che non soffrono di anemia. Il feto deve, poi, necessariamente trovarsi in posizione cefalica, cioè con la testa rivolta verso il canale del parto, e con il travaglio iniziato spontaneamente.






