Sin dall'antichità,religione e magia sono appartenute alla vita quotidiana e sono entrate a far parte di quei procedimenti medici utilizzati per ottenere dei risultati terapeutici obiettivamente irrazionali.
Tutto ciò era conseguenza di una legge naturale,allocata alla base della mentalità degli antichi, ai loro criteri arcaici e alla concezione della natura del corpo umano.
Secondo questa concezione arcaica del corpo umano,infatti,è logico dedurre che qualsiasi patologia,sia essa di carattere interno o puramente estetico,sia attribuibile a storie di "spiriti maligni",impadronitosi del corpo o dell'anima e che si nutrivano delle sostanze vitali.
Questa visione vitalistica e panteistica della natura,proposta sotto una chiave pseudo-scientifica e frammista a fantasie orientali,tentava di rappresentare la realtà,sotto forma di testimonianze legate a leggende e superstizioni,come se fossero state una sorta di rivelazione della verità in chiave simbolica.
Già nel XII secolo vennero,infatti,alla luce delle opere enciclopediche ad interprezione allegorica che ebbero una grande diffusione nel mondo arabo,bizantino e latino. Parliamo di 'Bestiarii','Herbarii' e 'Lapidarii' illustrati del Medioevo,che trattavano,in versi o prosa,delle virtù sovrannaturali di animali,pietre e erbe,con un'impronta più morale che scientifica.






