Alzi la mano chi non ha mai trovato conforto leggendo le parole di un libro… Una giornalista francese ha addirittura pubblicato un’opera nella quale racchiude un elenco di testi, classici e più moderni, chiamata “Cento romanzi di primo soccorso per curare (quasi) tutto”, che ci può essere d’aiuto contro piccoli e grandi problemi, tra cui delusioni d’amore, fatiche lavorative o incomprensioni familiari. La biblioterapia è comunque una scienza fin dagli anni Trenta: nasce in America, grazie alle teorie dello psichiatra William Menninger ed in America è ormai una realtà appurata, adottata addirittura dal Servizio di salute mentale nazionale. Ora finalmente è giunta anche in Italia, dove è stata proposta anche in alcuni ospedali, come l’Arciospedale di Reggio Emilia. Il prossimo progetto è invece tutto pugliese.
Abbiamo capito dunque che la biblioterapia è una tecnica utilizzata durante la psicoterapia, perché i libri aiutano le persone a continuare i loro percorsi di crescita e di cura. Diversi studi hanno evidenziato negli anni la validità di questo tipo di cura, soprattutto per problemi riguardanti l’ansia, la depressione, gli attacchi di panico e disturbi alimentari, quali l’anoressia e la bulimia. I libri hanno la forza di far emergere sentimenti ed emozioni nascoste o tacite, anche grazie al processo di identificazione che scatta tra il lettore e i personaggi immaginari. In pratica, leggendo le gesta di altri, il soggetto riesce a conoscere meglio sé stesso e a mettere a fuoco le sue difficoltà. L’importante è non fare confusione: non bisogna affidarsi a pseudo libri-guida, che promettono guarigioni lampo per problemi magari seri, che illudono soltanto e minimizzano il problema da trattare. Preferite invece delle belle storie, che spiegano il modo e gli uomini e aprono la mente, perché aiutano ad usare la fantasia e la ragione allo stesso momento.






