Il nome botanico del mirtillo nero è Vaccinium myrtillus ed appartiene alla famiglia delle Ericaceae. E’ una pianta arbustiva, alta una ventina di cm., molto comune nell’Appennino e sulle Alpi, sui 1500-1800 m Le foglie hanno una consistenza dura, sono ovate e col margine seghettato; all’estremità di ogni foglia c’è una ghiandola peduncolata. I fiori sono piccoli, ascellari e a forma di campanule, di un colore che varia dal vere al rossastro. Le parti che si utilizzano a scopi medicinali sono le foglie ed i frutti, i cui costituenti principali sono i tannini catechinici ed altri composti fenolici, insieme ad arbutina e un idrochinone. Molto elevato è il contenuto in sali minerali, soprattutto cromo e manganese.
Il mirtillo viene spesso utilizzato, nella medicina popolare, per via esterna, grazie alle sue proprietà astringenti, e per via interna come ipoglicemizzante, grazie alla presenza di cromo e mirtillna, ma anche nel trattamento di varie affezioni, che vanno dalle disfunzioni gastrointestinali a quelle delle vie respiratorie. Anche i frutti hanno valenza terapeutica; sono rappresentati da bacche verdi-bluastre, contenenti pruina. Nel mesocarpo si trovano invece i semi, rossastri e numerosi; contengono un conservante naturale, l’acido ascorbico, ma anche alcaloidi chinolizidinici, come la mirtina, tannini, pectine, flavonoidi ed antociani, come la cianidina e la malvidina. Dai frutti si ottengono gli estratti idroalcolici, che però hanno molti problemi di stabilità, a causa della presenza degli antociani. Gli antociani stessi hanno benefiche virtù di protezione delle pareti dei vasi e in particolar modo dei capillari, soprattutto a livello della retina, in quanto agiscono sulla lattato-deidrogenasi, e sui pigmenti retinici. In alcuni casi si possono avere effetti collaterali, come forme diarroiche, che vanno segnalate al medico se non sono sporadiche e si protraggono per più giorni.






