La sindrome da stanchezza cronica è una malattia scoperta negli Stati Uniti nel 1980, anche se il suo riconoscimento vero e proprio è arrivato solo 20 anni dopo. In Italia i malati affetti da tale sindrome sono almeno 300 mila, soprattutto donne, tra i 18 e i 45 anni. Il disturbo è, invece, quasi totalmente assente in bambini e anziani.In tutto il mondo ne soffrono 17 milioni di persone; sono costretti a ridurre il lavoro, a dire basta allo sport e a rinunciare a passare delle serate in compagnia di amici.Ma quali sono i sintomi di questa malattia? In pratica, si possono descrivere dei campanelli d'allarme da non sottovalutare e che la differenziano da un normale senso di affaticamento:
– forte stanchezza presente da più di 6 mesi, che costringe a rinunciare alle normali attività quotidiane. Il disturbo si accentua molto dopo aver fatto sport e non passa dopo aver riposato.
– Problemi di memoria, difficoltà di concentrazione e mal di testa.
– Dolori muscolari ed articolari.
– Mal di gola e faringiti.
– Aumento del volume dei linfonodi nel collo.
La difficoltà maggiore riguardante la malattia sta nel diagnosticarla; la diagnosi è solitamente per esclusione, eliminando dalle ipotesi altre malattie di tipo reumatico, infettivo o disturbi alla tiroide. Attenzione a non confondere la sindrome con la depressione, soprattutto per il senso di spossatezza ed apatia che la caratterizzano. In genere si punta su test specifici, come la misurazione della soglia del dolore, che in questi soggetti è mlto più bassa della media. Oppure si esegue il dosaggio della prolattina, che si impenna molto nei soggetti affetti.






