Quanti di voi conoscono lo zafferano per altre virtù che non siano quelle di insaporire piatti e risotti? Quasi nessuno immagino … E invece il Crocus sativus, erba perenne della famiglia delle Iridaceae, ha tantissime proprietà terapeutiche. Innanzitutto descriviamone un po’ l’aspetto, visto che per l’uso culinario si usano solo gli stigmi. La parte ipogea della pianta è costituita dal bulbo, mentre la parte superiore è costituita da foglie e fiori. Le foglie sono lineari, acute e solcate all’interno, di colore verde scuro e lucente. I fiori sono violacei, a forma di tubo allungato, con tre stami e tre stigmi. Il frutto che si forma per maturazione dei fiori è una cassula. In Italia lo zafferano vene coltivato abbondantemente soprattutto in Abruzzo e in Sardegna.
Durante la raccolta, i fiori vengono prelevati al mattino presto, quando sono ancora chiusi, per non perdere le sostanze volatili. La droga si presenta sotto forma di filamenti flessibili, elastici ed untuosi al tatto. Lo zafferano ha un odore caratteristico ed un sapore aromatico ed amarognolo. La droga contiene due sostanze fondamentali, che sono due glicosidi: la crocina e la picrocina ed è proprio quest’ultima che conferisce il sapore amaro caratteristico ed il colore. Passiamo ora agli usi: la droga si usa come colorante e correttivo nelle preparazioni galeniche ed ha anche azione eupeptica. Inoltre è in grado di stimolare l’appetito e può essere usato con efficacia contro l’alitosi e le irritazioni gengivali. Attenzione agli effetti collaterali però: l’olio essenziale che si ricava dagli stigmi ha effetto emmenagogo ad alte dosi, perciò può essere abortivo. Attenzione anche alle sofisticazioni, sia che lo usiate per scopi culinari, che per le sue virtù terapeutiche: può essere sofisticato col cartamo, detto anche zafferanone, poiché i fiori sono dello stesso colore, ma l’aroma è decisamente differente.




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